Antologia critica

PIERRE RESTANY



Il minimalismo di Vinicio Momoli s'inscrive in una lunga storia della filosofia razionale che ha informato lo spirito di geometria comune a tutte le avanguardie costruttiviste o "costruite" che si sono succedute dalla prima guerra mondiale. Il minimalismo s'inserisce dunque in questa linea geometrica prendendone le distanze faccia a imperativi di rigore. Momoli è allo stesso tempo il rappresentante di uno stato di spirito generale e il marginale di una ricerca tangenziale. Momoli è minimalista nel suo modo di affrontare la materia nella sua collisione fra la scultura e la pittura.
Ma resta il fabbricante di oggetti originali e specifici. Le sue installazioni in ferro e legno rappresentano la dimensione estrema di un "rigore compensato" che gli è proprio. Queste installazioni sono degli oggetti di grande dimensione che si presentano di maniera autonoma a metà strada tra l'oggetto
d'arte e l'oggetto d'uso quotidiano.
Potrebbe trattarsi di tavoli, di consolle o di una steli decorative. Eppure, un secondo momento dello sguardo neutralizza l'aspetto funzionale dell'oggetto a vantaggio del suo "mistero strutturale". Prendiamo per esempio il caso di una "tavola se si vuole". Si tratta di un'assemblaggio di ferro
e di legno di 220 cm x 80 cm. L'oggetto poggia su otto piedi angolari la punta dei quali è girata verso il suolo. I due piedi sono doppi, ciò che porta a 12 (6 x 2) il numero dei punti di contatto con il suolo. Al primo elemento strutturale si aggiunge una prolunga la cui superficie forma un rigonfiamento in rapporto al livello dell'insieme dell'oggetto. Questa prolunga poggia a terra per mezzo di quattro steli lineari semplici. Il solo fatto di enumerare il numero dei piedi o dei punti di contatto che l'installazione presenta in rapporto al suolo ci fa già dimenticare il carattere pseudo-funzionale
della sua apparenza. I problemi che ci poniamo sono problemi dove il calcolo modulare interviene come garante di un sistema linguistico. Questo sistema tende a renderci plausibile la globalità della struttura, le sue zone portanti e le sue zone di tensione. Il discorso razionale sbocca sulla definizione di un oggetto che avrebbe potuto essere funzionale ma che si rivela perfettamente autonomo e inutile dal punto di vista dell'uso quotidiano. E' nel momento preciso in cui scatta questo "choc" della rivelazione che gli oggetti di Momoli assumono tutto il loro senso, una poesia imprevista ed irresistibile, liberatrice. Bisogna aver provato questo impatto per apprezzarne l'immenso sollievo liberatore. E' nello spazio di un sospiro che si scopre la reale libertà di queste proposizioni oggettive. Sono in effetti degli oggetti liberi, il prodotto del repentino impeto poetico di un'idea razionale.
Questo elemento di sorpresa nella prospettiva di un discorso rutiniero crea il fattore poetico determinante. E' un po' come un singhiozzo di piacere in un canto gregoriano. Le installazioni di Momoli costituiscono l'intera chiave del suo linguaggio. Esse ci permettono di vedere da un altro punto di
vista tutta la serie delle composizioni in rilievo e delle strutture modulari.
Esse danno alle sue opere una impercettibile spinta d'umanesimo aleatorio.
E' successo qualcosa di irrimediabile che ha alterato lo spirito geometrico del discorso. Ed è allora che l'avventura di una nuova significazione comincia e che sono permesse tutte le felicità dell'azzardo.

Pierre Restany
"Un singhiozzo di piacere in un canto gregoriano"
Catalogo della mostra,
Galleria Diecidue, Milano - 1994
Galleria Uovo di Struzzo, Torino - 1994